EDITORIALE: Ricerca scientifica ed editoria: “piccolo e grande è bello”
Questo è uno degli argomenti sui quali esercitano la riflessione, con esiti qualche volta diametralmente opposti, quegli studiosi che decidono di affidare alle stampe i risultati della loro ricerca scientifica.
Dunque un traguardo necessario e abbastanza comune che alimenta piuttosto la discussione e obbliga ad accreditare pareri divergenti.
Uno dei segnali più evidenti con i quali si valutano gli scritti è legato alla Casa Editrice che si assume l’onere di pubblicare un saggio e un libro.
Qualora si tratti di un “grande editore” è scontata una valutazione positiva. Non è neppure difficile stabilire chi sono i grandi editori. Sono, naturalmente, quelli che hanno una notevole diffusione sul mercato così che si fa molto presto a dire Mondadori, Einaudi, Bompiani, mentre scompaiono migliaia di altre Case Editrici che non hanno la risonanza di queste.
Colpa di chi? Degli Autori? Magari dei contenuti che vengono privilegiati e diffusi?
Tutto filerebbe diritto se a monte non debbano essere rese esplicite alcune considerazioni.
La prima è senz’altro quella delle amicizie. Se non si è introdotti nel Gotha dei Grandi è pressoché impossibile pubblicare. Come è possibile altrimenti giungere a tanto? Assicurando l’Editore che l’Autore è disponibile a cofinanziare le spese, avvalendosi, magari, del contributo elargito dalla propria università, anche con l’acquisto di un consistente numero di copie. Oppure, una volta contattata la Redazione, esortando la lettura del manoscritto e aspettando lunghi tempi di risposta. La seconda è sicuramente affidata al nome dell’Autore che sarà noto, magari per il titolo accademico che può vantare, al grande pubblico. Ma tutto ciò come si coniuga con il peso scientifico del lavoro da pubblicare? Ed allora occorre fare un passo indietro. Tra le oltre novemila case editrici nazionali ve ne sono alcune, forse troppe, strettamente collegate con l’università e, dunque, con gli Autori titolari di cattedre con numerosi studenti. Sì, perché il mercato, quando non si tratta di romanzi e di poesie, è quello rappresentato dalla popolazione studentesca. In questo caso occorre fare tuttavia un’altra considerazione: l’Autore vuole, attraverso la pubblicazione del libro, far giungere ai giovani il messaggio ricavato dalla sua attività di ricerca scientifica. Ricerca e didattica, difatti, si richiamano vicendevolmente a meno che non si voglia intendere la didattica come la ripetizione incolore e pedissequa di questioni che ogni anno si ripropongono senza che nulla di nuovo si sia avvertito sulla frontiera della innovazione. Sbagliato. La ricerca porta nuova luce per la identificazione e la soluzione dei problemi. E la didattica fornisce strategie e percorsi per giungere alla soluzione. Se questo incedere è regolare e riconosciuto, allora la pubblicazione dei risultati della ricerca, quantunque ancora grezzi, debbono essere offerti a chi apprende. Ma chi può assicurare tempi celeri alla pratica? La Casa Editrice che opera nello stesso territorio dell’università è comunque in grado di fornire materiali di riflessione e di studio, incrementando la ricerca scientifica e avviando ad essa gli studenti. Casi di rapporti stretti fra accademia ed editoria sono illuminanti, in Francia come in Inghilterra, da noi valgono invece criteri discutibili, soprattutto considerato che il piccolo editore sostiene per intero il finanziamento dell’opera, quantunque si possa dire “piccolo grande (editore) è bello”, sicuramente è più prossimo all’Autore e alle sue esigenze.
Analoghe riflessioni scaturiscono dalla valutazione di articoli e saggi pubblicati su riviste scientifiche, anche on-line.
La soluzione più convincente è rappresentata piuttosto dalla qualità dei contributi offerti in libri o su riviste. Tuttavia prima che essi vedano la luce è indispensabile una valutazione qualitativa affidata a valutatori selezionati come esperti disciplinari presso ambienti di settore. D’altra parte i ranking attuali presentano dei limiti ed impongono che gli strumenti di valutazione siano maggiormente affinati, per consentire laddove si fa ricerca la fruizione di adeguati riconoscimenti e finanziamenti.
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 25 Aprile 2012 17:54)







