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EDITORIALE: La “buona scuola”

EDITORIAL: The “good school”

Lanfranco Rosati

Università degli Studi eCampus, Novedrate, Italia

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Questa espressione è stata coniata dal Governo in carica. Tradisce l’impegno a trasformare  questa istituzione fondamentale alla quale nessuno sfugge, a cominciare dai bambini che la frequentano, ma anche dagli adulti che se ne assumono il carico e la responsabilità, soprattutto: gli insegnanti, in primo luogo, ma anche i genitori degli alunni che la frequentano.

L’aspirazione a fare d’essa una cosa buona è di tutti,, da noi come nel resto del mondo: ormai anche le più urgenti questioni vengono globalizzate per uscire dalle secche di una economia statica e greve. Come cominciare? Certamente cambiando sistema: già si è detto e scritto del posto che merita la lezione tradizionale – quella tipo conferenza -, ma non meno importante è la riconsiderazione, anche sul piano economico, del ruolo e della responsabilità degli insegnanti, il loro reclutamento sulla base di una effettiva meritocrazia che non può essere contrabbandata da interessi di parte – com’è accaduto con le abilitazione speciali – che hanno visto esclusioni eclatanti e promozioni certo discutibili.

Ma non è questo il tema principale: è piuttosto la capacità di dialogo e di cooperazione nella ricerca che non ha limiti e confini per stagliarsi su un piano internazionale con il coinvolgimento di menti straniere, lingue diverse, abitudini e soluzioni didattiche  che pure hanno un radicamento nella storia della disciplina, quando, a mo’ d’esempio, si richiamano all’Ecole nouvelle del Cousinet, allo spirito vocazionale della Boschetti Alberti, alla generosità apostolare della Montessori e delle Sorelle Agazzi, all’impegno attivo del Kerscensteiner, alla Scuola dell’esperienza di Chicago del Dewey, con tutto il seguito della belle pagine del Bruner e del Gardner.

La lezione per gli studiosi dell’educazione viene da lontano e, qui, basta richiamare alla memoria la “personalizzazione” di V.Garcia Hoz e la teoria della scuola di A. Agazzi o, ancora “Il metodi dei Reggenti” di M. Agosti. Alla ricca e costante iniziativa di Scholé che fin dalla metà del secolo scorso era solita riunire i Grandi Protagonisti d’Europa e del mondo per mettere a fuoco problemi di innovazione nella scuola, fanno seguito oggi, sempre con Scholé ma anche con alcune attive Università del Paese, seminari internazionali quali quello tenuto a Novedrate sulla lettura e quello che vedrà a Roma nella nuova sede dell’eCampus i più insigni pedagogisti e filosofi spagnoli che torneranno a rinsaldare la comune vocazione personalista cristiana di Spagna e Italia.

 

Qui, ecco, si gioca il ruolo di una “Buona Scuola” destinata a costruire il futuro dei nostri ragazzi in una stagione difficile qual è quella che stiamo vivendo, sia per riconfigurare l’idea di educazione sia per tornare a disegnare i principi e l’anima di una università nuova e meritocratica.