Home Archivio 2008 08 - Anno IV Numero 2 A scuola di emozioni e creatività attraverso il gioco. Training psicoeducativo condotto con bambini della terza elementare

A scuola di emozioni e creatività attraverso il gioco. Training psicoeducativo condotto con bambini della terza elementare

Oggetto di discussione del presente contributo è la presentazione di un training psicoeducativo condotto con bambini della terza elementare con l’obiettivo di sostenere e promuovere la capacità di vivere e riconoscere le emozioni e  di acquisirne consapevolezza  facilitando così il pensiero divergente tipico della creatività (Russ, 2002; Vignati, 2000; Tuffanelli, 1999; Guilford, 1968; Torrance, 1963).

Nel progetto sono state coinvolte due classi della terza elementare. Il gruppo  è costituito da un totale di 26 bambini suddivisi in due ulteriori gruppi: una classe sperimentale (13 soggetti) ed una classe  di controllo ( 13 soggetti) di cui 16 femmine e 10 maschi senza patologie diagnosticate. Al fine di conoscere meglio l’ambiente di provenienza dei bambini è stato chiesto ai loro genitori di compilare un questionario sociodemografico, meglio noto come Four Factor Social Index (Hollinghsead, 1975) dal quale è stato possibile cogliere alcune informazioni di carattere generale sulla loro provenienza socio-culturale. Il ceto sociale di appartenenza dei bambini è medio, l’età media è per i padri di circa 33 anni mentre per le madri 32 , la provenienza è dalla città per i padri mentre dalla campagna per le madri. A livello occupazionale i padri risultano essere in prevalenza operai semispecializzati mentre le  madri operaie generiche.

Il  progetto condotto  è stato proposto in seguito ai numerosi studi (Russ, 2001; Pianta, 2001; Andreani, 2001; D’Urso, 2000; Rosati, 2002;  Petracchi, 1993;  Mencarelli, 1972) effettuati riguardo la relazione tra  creatività, affetti e  abilità cognitive nei bambini in età scolare. Con lo scopo di offrire un contributo empirico al costrutto teorico di riferimento è stato elaborato un disegno di ricerca che prevedeva tre diversi momenti: una prima fase iniziale di conoscenza della condizione di partenza dei bambini, una fase centrale nella quale è stato svolto il traninig psicoeducativo, ed un’ ultima fase di conoscenza circa la condizione finale dei bambini.

La prima e l’ultima fase rappresentano la procedura test-retest ed è stata condotta con alcuni strumenti di natura psicologica al fine di conoscere, nella prima fase, il livello di partenza dei bambini rispetto al riconoscimento delle emozioni, alla loro comprensione e alla loro creatività e nell’ultima fase gli stessi strumenti psicologici sono stati utilizzati per verificare se il training a cui avevano partecipato aveva incrementato la loro capacità di riconoscere e comprendere le emozioni e di pensare in maniera creativa.

Con il training psicoeducativo, condotto come detto sopra nella fase centrale, è stato offerto ai bambini uno spazio settimanale  per parlare delle proprie emozioni in diverse modalità: tramite un “ diario delle emozioni ” e giochi a scuola con diversi contenuti e finalità. Il training ha avuto la durata di 6 mesi circa. In generale le attività proposte erano volte all’acquisizione di una maggiore consapevolezza emotiva, soprattutto si è voluto offrire uno spazio d’ascolto da usare come via d’espressione e comunicazione di affetti e pensieri.

Attraverso i giochi proposti, oggetto di successiva codifica, abbiamo stimolato il pensiero creativo del bambino in intima relazione con aspetti di sé e con la capacità già in parte posseduta di raccontarsi e di collegare emozioni ad eventi e pensieri.

Alcuni giochi

Riporto a titolo di esempio il riassunto d alcuni dei giochi proposti a cui i bambini hanno partecipato. Nel gioco Il mio nome il bambino veniva invitato ad associare alle lettere che componevano il suo nome tante parole associando quindi degli attributi a sé; l’ Errore Creativo e Cappuccetto Rosso in elicottero sono stati letti anche loro con il metodo Aps  e indicavano la capacità del bambino di creare storie a partire in un caso da una insolita associazione tra parole insolite, mentre in un altro caso creavano una nuova storia partendo da una già conosciuta, Cappuccetto rosso appunto: la possibilità di allontanarsi da una versione già ben conosciuta ci dà indicazioni sulla capacità di divergere ed essere creativi dentro un qualcosa di già conosciuto. Così pure Storia appesa ad un filo, nella quale il bambino era osservato e stimolata nella possibilità di aderire prima ad un cuntinuum stravolto poi creativamente dentro una storia. Il Disegno fantastico è la prosecuzione grafico-pittorica del gioco precedente: dalla storia scritta e raccontata passiamo alla sua rappresentazione fantastica in un disegno continuamente in evoluzione in quanto disegnato a più mani e senza accordi precedenti da parte dei bambini. Ultima produzione grafica è quella relativa al gioco Le macchie: qui il bambino da vita ad un prodotto grafico senza consegna specifica e su questo racconta poi una storia: il disegno è costituito da macchie che prendono forma mentalmente nella costruzione della storia.

Abc delle mie emozioni

Tra le attività principali oggetto del Training condotto, che merita uno spazio tutto suo, troviamo l‘Abc delle mie emozioni. In questa attività che per il bambino è stata quasi giornaliera veniva scritto -a casa- un piccolo diario appositamente predisposto e costruito, nel quale il bambino poteva riportare prima schematicamente evento-pensiro-emozione e di seguito in forma discorsiva raccontarlo. Attribuiva inoltre un colore da lui scelto ad ogni evento. Nelle pagine iniziali è stato possibile effettuare il disegno della figura umana e quello della famiglia per avere un approccio più qualitativo e globale di ogni bambino. Il racconto scritto  dai bambini è stato poi letto con il metodo Aps ed è stata attentamente osservata la competenza del bambino nel collegamento tra evento, pensiero ed emozione, dato osservato anche nell’intervista Kai-r (Kusche,Greenberg,McQ 1995). Il costrutto teorico di questa intervista, usata come strumento nella fase test-retest, ci spiega che la possibilità di raccontare vissuti emotivi è indice della complessità e della ricchezza psicologica del bambino: la capacità di comprendere il significato delle emozioni e di adattarne  il significato alla propria esperienza   significa saperla dotare di significati psicologici interni.

Il metodo Aps, Affect in the Play Scale (Russ, 1993;2001), da noi utilizzato per la lettura dei narrati dei bambini, nasce come possibilità di osservare la varietà dei temi affettivi e la loro intensità, valutati come indice della capacità di espressione emotivo-affettiva del bambino, all’interno di un gioco strutturato. Le categorie emotivo-affettive proposte da Russ (1993) sono divisibili in due gruppi: temi affettivi positivi e temi affettivi negativi. In relazione con questi troviamo un indice di abilità cognitive quali organizzazione, immaginazione, elaborazione ed un ultimo aspetto più legato alla capacità del bambino di trovarsi a suo agio (comfort) in una situazione nuova. La varietà di categorie che emergono nel racconto di un gioco ci da un’idea della ricchezza del mondo interno del bambino e l’intensità delle stesse categorie ci comunica la “ forza ” con la quale  questo mondo viene animato. 

Attraverso questo piccolo diario è stato possibile permettere al bambino di riflettere quotidianamente su questa interazione ed osservare la progressiva acquisizione di abilità riflessive oltre che, in alcuni casi, l’evoluzione di strategie nuove di problem solving e la possibilità per il bambino di accedere ad un pensiero carico di affetto condivisibile.

 

Conclusioni

I risultati del progetto condotto  hanno confermato quanto sostenuto in letteratura, ovvero l’esistenza di una stretta relazione tra affetti, creatività e abilità cognitive. Inoltre è stato dimostrato che attraverso un “training psicoeducativo” volto a promuovere un cambiamento significativo è possibile lavorare all’interno della “zona di sviluppo prossimale” descritta da Vigotskij nella sua teoria. Al termine del progetto i bambini del gruppo sperimentale hanno infatti raggiunto un livello superiore al gruppo di controllo nei vari indici dei test proposti. I dati di ricerca sono stati letti non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo. Alcuni bambini  hanno lasciato emergere aspetti particolari del loro mondo interno, all’interno del quale sembrava esserci qualche elemento disturbante: ciò ha avuto sostegno o meno grazie ad un confronto con le insegnanti le quali tramite colloquio  ci hanno “raccontato” la storia di quei bambini confermando ciò che avevamo osservato. Oltre alla comprensione della relazione tra affetti, creatività e abilità cognitive è quindi possibile promuovere un processo di cambiamento nei bambini tramite un intervento educativo centrato e coerente: ciò è un valido contributo all’apprendimento, al successo scolastico e alla prevenzione del disagio emotivo.  La scuola si rivela dunque come spazio privilegiato all’interno del quale oltre all’apprendimento curriculare trova uno spazio importante la promozione del benessere ai fini dello sviluppo globale del bambino come persona. Per questo motivo è indispensabile superare un approccio frammentato al processo di apprendimento (Tuffanelli, 1999): appare infatti evidente il ruolo centrale che i processi affettivi giocano nell’organizzare l’esperienza e il comportamento, poiché, come sostiene Galimberti (2001), non si ha apprendimento senza emozione.

Bibliografia essenziale

D’Urso V., Trentin R. (2000),Introduzione alla psicologia delle emozioni, La Nuova Italia , Firenze.

Guilford J.P.(1968), Intelligence, creativity and their educational implication, Knapp, San Diego.

Mencarelli M.(1972) ,Potenziale educativo e creatività, La Scuola , Brescia.

Petracchi G. (1993), Affettività e scuola, Editrice La Scuola , Brescia. 

Pianta R.C. (2001), La relazione bambino insegnante, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Rosati L., De Santis M. (2002), Creatività, gioco e fantasia nelle attività del bambino e dell’adulto, Anicia, Roma.

Russ S.W. (2002), Emotion in children’s play and creative problem solving, Creative Research Journal, vol.13, No 2, 211-219.

Torrance E.P. (1963), Education and creative potential, University of Minnesota Press Minneapolis.

Tuffanelli L. (1999), Intelligenze, emozioni, apprendimenti, Erickson, Trento.

 Vignati R.(2000), La scuola delle emozioni, Convegno “Un ponte educativo sul terzo millennio”, Centro Studi P.S. di Fermo.