Home Archivio 2015 12 - Anno XI Numero 2 Viaggio nel mondo dell’alimentazione attraverso i sensi e i valori.

Viaggio nel mondo dell’alimentazione attraverso i sensi e i valori.

Journey into the world of food through the senses and values.

Reflections for a path of intercultural education for children of kindergarten

Isabella Falcone

Università degli Studi eCampus, Facoltà di Psicologia, Via Isimbardi, 10, Novedrate, Italia.

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Abstract

Food is a basic human need primary and vital, but at the same time allows for oral pleasure and physical than meets the smell, taste, sight and touch. the entire world of children, revolves around the power with his emotions more important: the pleasure, sorrow, satisfaction, anxiety, feelings, how to express love and anger.

Organic welfare, explained in the introduction, relational well-being becomes. Feeding time is also a great educational opportunity because it is an act through which the child has a name with her emotions, begins to interact and begins to perceive their identity (self and others).

It is important that the child can live experientially the food in every respect: manipulative, symbolic, creative, imaginative, mathematical logic, puzzle, memory, and outer space through for example the kitchen garden and the garden. Children starting from the interpretation of symbols, learn to name and recognize the different foods, accept and try to sample different foods, making hypothesis through experimentation and manipulative activities after the pictorial symbolization of lived through and graphic. The narrative becomes a methodology, a device that serves as background to rebuild and reorder experiences and events of their eating habits. Intercultural intentionality is realized in an attempt to interpret reality from different points of view, creating a decentralization through curiosity and openness towards the new.

Keywords: nutrition, education, interculture, reading, emotions, narration

Riassunto

L’alimentazione è un bisogno umano fondamentale primario e vitale, ma nel contempo consente un piacere orale e fisico che soddisfa l’odorato, il gusto, la vista e il tatto. Tutto il mondo del bambino gravita attorno all’alimentazione con le sue emozioni più importanti: il piacere, il dispiacere, la soddisfazione, l’ansietà, i sentimenti, le modalità di esprimere amore e rabbia.

Il benessere organico, esplicitato nell’introduzione, diventa benessere relazionale. Il momento del pasto è altresì una grande occasione educativa poiché rappresenta un atto attraverso il quale il bambino da un nome alle proprie emozioni, comincia a interagire e comincia a percepire la propria identità (il sé e l’altro). È importante che il bambino possa vivere il cibo sotto ogni aspetto: manipolativo, pittorico, simbolico, creativo, fantastico, logico matematico attraverso giochi come puzzle o memory, e nello spazio esterno attraverso ad esempio l’orto ed il giardino.  I bambini partendo dalla interpretazione dei simboli, imparano a denominare e riconoscere i diversi cibi, accettano e provano ad assaggiare sapori diversi, effettuano ipotesi passando poi alla sperimentazione e successivamente alla simbolizzazione del vissuto attraverso attività manipolative e grafico pittoriche. La narrazione diviene metodologia, un dispositivo che fa da sfondo per ricostruire e riordinare esperienze ed eventi legati proprie abitudini alimentari. L’intenzionalità interculturale si realizza nel tentativo di leggere la realtà da punti di vista differenti, creando un decentramento attraverso la curiosità e l’apertura, verso il nuovo.

Parole chiave: alimentazione, educazione, intercultura, lettura, emozioni, narrazione

Introduzione

L’alimentazione è un bisogno umano fondamentale primario, vitale. Rappresenta un interesse fondamentale per ogni individuo e condiziona la vita, dalla nascita alla vecchiaia. L’istinto principale che ci spinge a mangiare è quello biologico, tale istinto si manifesta attraverso una sensazione periodica che ci motiva ad introdurre sostanze nutritive nell’organismo. Il cibo però non è soltanto ciò che calma la sensazione di fame ma nel contempo consente un piacere orale e fisico che soddisfa l’odorato, il gusto, la vista e il tatto. La funzione alimentare però non rappresenta solamente il comportamento relativo alla nutrizione, ma anche quella di un’esperienza interpersonale, di relazione, che implica significati emotivi, affettivi, intellettivi per tutte le età[i].

L’ambiente ha una grande influenza sullo sviluppo delle diverse tradizioni culturali. Nelle più diverse culture il pasto è un’importante occasione di incontro, è un rito, e in quanto rituale è una norma accettata che segna definizioni collettive e condivise. I gesti, le informazioni, le abitudini che riguardano l’alimentazione possono essere considerati tra gli elementi fondanti della personalità umana. I comportamenti come il mangiare, costituiscono una parte importante del repertorio di comportamento globale di un organismo e si verificano ciclicamente. Ciò significa che in un dato momento l’organismo manifesta un forte interesse per il cibo, mentre in altri momenti lo considera con indifferenza. Il comportamento alimentare è un processo complesso.

Il neonato differenzia già alcuni sapori ed è importante ricordarsi che ogni bambino, in qualunque momento della sua vita, è in grado di apprendere, di provare emozioni e di avere delle preferenze. L’alimentazione, dall’allattamento in poi, conserva un significato relazionale. Il cibo è, fin dalla nascita, uno dei principali mediatori nella nostra relazione col mondo che nutre un bambino instaura con lui una relazione profonda ed importante, essenziale per il suo sviluppo psichico. Il processo alimentare è al centro della vita emotiva del neonato e tutto gravita attorno ad esso con le emozioni più importanti come la soddisfazione, la paura e la rabbia.

Il ruolo sociale nell'alimentazione

L’alimentazione diviene anche un fatto sociale. I gusti possono evolvere secondo il costume sociale e la famiglia d’origine del bambino. Il costume rimane il fattore dominante nelle scelte alimentari. Esso delimiterà anche ciò che si può e ciò che non si può mangiare. Attraverso le loro abitudini, i genitori contribuiscono quindi al consolidamento di certi gusti nel loro bambino. Il gusto è strettamente legato agli altri sensi come la vista e l’olfatto, ma dipenderà anche dal piacere che il bambino trarrà dall’essere a tavola in compagnia. Le abitudini sono la somma di tutte le idee, delle esperienze e delle scelte di una famiglia, di una cultura, di una società. Secondo Bauman “è meglio avere a cuore qualcosa che lavarsene le mani, anche se questo non arricchisce le persone e non incrementa la redditività delle aziende”[ii]. Il comportamento alimentare assume caratteristiche e significato culturale, infatti il bisogno o l’azione di alimentarsi, è determinato dal contesto esistenziale a cui apparteniamo. Abbiamo bisogno, secondo E. Morin, di una nuova mentalità, di un nuovo modo di vedere le cose per poter arrivare al più importante cambiamento delle idee[iii]. Le abitudini alimentari sono collegate anche a fattori di ordine antropologico, culturale ed economico, infatti molto spesso dipendono dalla disponibilità di cibo in rapporto alle diverse aree geografiche e la selezione degli alimenti viene fatta in base alle necessità della popolazione di soddisfare le proprie esigenze nutritive. La diversità è, sempre secondo Bauman, percepita come fonte di “esperienze piacevoli e soddisfazioni estetiche”, “l’innato e l’acquisito si oppongono ma ugualmente si associano”. E’ da sottolineare altresì la valenza psico-sociale e gli aspetti emotivi legati al cibo, inteso anche come simbologia nella vita sociale e di relazione. Il comportamento alimentare quale componente psico-sociale emerge nel bisogno delle persone straniere emigrate di mantenere le abitudini alimentari e di cucinare e conservare il cibo della propria patria, per non perdere il proprio senso di identità e la propria cultura.

Il momento del pasto in famiglia si modifica e affronta le tappe evolutive del ciclo di vita della famiglia nei suoi momenti di crescita, di conflitti e di scontri. Oltre ai valori simbolici generali, il cibo assume significati simbolici personali che sorgono dalle esperienze individuali. Il processo dell’alimentazione è al centro della vita emotiva della prima infanzia e tutto il mondo del bambino vi gravita attorno con le sue emozioni più importanti: il piacere il dispiacere, la soddisfazione, l’ansietà, i sentimenti, le modalità di esprimere amore e rabbia. “La persona si nutre di sé, delle sue sensazioni, delle sue emozioni per mezzo delle quali, da sempre, ascolta la sua mente, aziona le sue funzioni cerebrali e cognitive in un incessante fluire di elementi che sono di natura sia imma­ginativa che cognitiva”[iv].

Educare attraverso il cibo

Un metodo, dunque, non è valido se non include la complessità. Secondo E. Morin, “abbiamo bisogno di un metodo che ci aiuti a pensare la complessità del reale, invece di dissolverla e di mutilare la realtà”. Questo metodo deve fornire i principi operativi per pensare autonomamente. Non si tratta tanto di un programma ma di una strategia, “di una azione che si adatta a seconda della retroazione della realtà”. Per Morin l’uomo non è composto di due parti sovrapposte, una bio-naturale e una psico-sociale. L’uomo è invece una totalità bio-psico-sociologica. Il benessere organico diventa benessere relazionale, un benessere che è alla base di quel senso di fiducia sul quale si fonda la personalità e l’identità sociale. Il momento del pasto è una grande occasione educativa, l’atto del nutrire e dell’alimentarsi non è la semplice soddisfazione del bisogno biologico è da subito un atto relazionale carico di significati e di emozioni, è un passo fondamentale per la costruzione della soggettività e del senso del sé. L’atto del mangiare e il sentirsi nutrito rappresentano per il bambino esperienze di fondamentale importanza. I vissuti positivi o negativi nei confronti del cibo e delle relazioni che attraverso di esso si instaurano, possono segnare profondamente anche i futuri comportamenti alimentari. Il cibo è buono da mangiare ma anche da sentire e da pensare. “Metter dentro” per un bambino significa essere in relazione, accogliere, fidarsi, conoscere e sperimentare. Il corpo del bambino memorizza e ricorda. È indispensabile insegnare ai bambini, fin dalla scuola dell’infanzia, il cosiddetto alfabeto emozionale, cioè le capacità interpersonali essenziali, poiché queste capacità sono fondamentali quanto quelle del pensiero razionale. È chiaro dunque lo stretto rapporto tra alimentazione e sfera psicologica ed il fatto che, un adeguato comportamento alimentare preserva un’ottima salute sia neurologica che, allo stesso tempo, psichica. L’importanza di un’adeguata educazione alimentare diventa un obiettivo fondamentale della scuola dell’infanzia dove il bambino si trova per la prima volta inserito nella società a condividere il pasto con suoi coetanei senza la supervisione dei genitori. Nelle Indicazioni Nazionali per i Piani Personalizzati delle attività educative nelle scuole dell’infanzia, l’educazione alimentare definita come “un ambiente educativo di esperienze concrete e di apprendimenti riflessivi, che integra, in un processo di sviluppo unitario, le differenti forme del fare, del sentire, del pensare, dell’agire razionale, dell’esprimere, del comunicare, del gustare il bello e del conferire senso da parte dei bambini” così da favorire l’acquisizione di identità, autonomia e competenza.  I processi di sviluppo del bambino comprendono anche il confronto dei modelli alimentari familiari con quelli incontrati nella scuola. Da questo confronto nasce l’esigenza di avviare percorsi strutturati che portino i bambini alla consapevolezza che i corretti comportamenti alimentari sono fonte di salute e benessere. Ecco quindi l’importante ruolo educativo della scuola anche nell'ambito dell’educazione alimentare, in cui devono trovare spazio la relazione personale, la valorizzazione del gioco, il rilievo delle esperienze sensoriali dirette di contatto con la natura, le cose, i materiali, l’ambiente sociale e la cultura. Il lavoro con i bambini è sempre più efficace se i bambini stessi possono soddisfare i loro bisogni esplorativi e le loro potenzialità relative alla conoscenza del nuovo e dell’inesplorato attraverso l’esplorazione, la manipolazione, l’osservazione con l’impiego di tutti i sensi e l’esercizio di semplici attività manuali e costruttive. Inoltre se ogni esperienza viene vissuta come un gioco, la mente apprende prima e meglio ciò che si fa divertendosi. Lo sfondo integratore è sempre legato all'esperienza quotidiana del bambino. Questo gli permetterà di vivere esperienze motivanti e dare significato alle nuove scoperte che si faranno. Il bambino sarà impegnato ad intuire qualcosa di nuovo e ciò lo porterà a gustare in modo nuovo la routine quotidiana e a comprendere che il nostro benessere ci fa stare bene insieme agli altri. Il coinvolgimento delle famiglie costituisce uno dei punti fondamentali e di forza per ogni progetto educativo. La famiglia rappresenta infatti il primo luogo in cui il bambino apprende i comportamenti alimentari ed è poi il luogo in cui avviene il confronto delle esperienze vissute negli altri contesti della comunità. Il sostegno organizzativo dei genitori, spesso portatori di molteplici abilità e competenze, può rappresentare una indispensabile risorsa che può permettere alla scuola di effettuare esperienze in altro modo difficilmente realizzabili. La condivisione dei progetti con le famiglie, può infine contribuire a rinsaldare i rapporti e a migliorare la qualità della comunicazione. La scuola rimane la porta d’accesso per qualsiasi programma formativo e informativo rivolto ai bambini, ma il concreto coinvolgimento delle famiglie è un elemento indispensabile, proprio partendo dal concetto di accoglienza. Accogliere significa ricevere e contenere, ed implica la creazione di una predisposizione d’animo favorevole verso chi arriva, attraverso la preparazione di un luogo ed uno spazio gradevole, pulito, accattivante, che faccia sentire desiderato il nuovo arrivato. Tutto ciò viene predisposto al fine di consentire ai bambini di muoversi con sicurezza e tranquillità, di facilitare la conoscenza dei materiali e il loro uso appropriato e non ultimo per stimolare l’immaginazione e la creatività personale.

Un percorso esperienziale. L'intercultura nell'alimentazione

“Nella scuola dell’infanzia i traguardi di sviluppo delle competenza suggeriscono all’insegnante orientamenti, attenzioni e responsabilità nel creare piste di lavoro per organizzare attività ed esperienze volte promuovere la competenza , che a questa età va intesa in modo globale ed unitario”. Ogni campo di esperienza offre un insieme di oggetti, situazioni, immagini e linguaggi, riferiti ai sistemi simbolici della nostra cultura, capaci di evocare, stimolare accompagnare apprendimenti progressivamente più sicuri:

Ø CAMPO DI ESPERIENZA IL SE’ E L’ ALTRO: il bambino da un nome alle proprie emozioni, comincia a interagire con gli altri e comincia a percepire la propria identità;

Ø CAMPO DI ESPERIENZA IL CORPO E IL MOVIMENTO: i bambini giocano con il loro corpo, comunicano, si esprimono con la mimica, si travestono, si mettono alla prova, percepiscono la completezza del proprio sé, consolidando autonomia e sicurezza emotiva;

Ø CAMPO DI ESPERIENZA IMMAGINI, SUONI COLORI: i bambini esprimono pensieri ed emozioni con immaginazione e creatività, l’arte orienta questa propensione, educando al piacere del bello e al sentire estetico, i linguaggi vanno scoperti ed educati perché sviluppino nei piccoli il senso del bello, la conoscenza di se stessi, degli altri e della realtà;

Ø CAMPO DI ESPERIENZA I DISCORSI E LE PAROLE: i bambini imparano ad ascoltare storie e racconti, dialogano con adulti e compagni, giocano con la lingua che usano, provano il piacere di comunicare;

Ø CAMPO DI ESPERIENZA LA CONOSCENZA DEL MONDO: i bambini elaborano la prima organizzazione fisica del mondo esterno attraverso attività concrete che portano la loro attenzione sui diversi aspetti della realtà.

è sempre di fondamentale importanza la partenza dalle conoscenze del bambino, l’aspetto ludico delle esperienze che unito alla didattica trova consenso e partecipazione nei bambini. Le proposte sono pensate e strutturate in modo tale da suscitare voglia di partecipazione e mirano a sviluppare l’aspetto cognitivo attraverso quello sensoriale. Conoscere gli alimenti significa per il bambino fare conoscenza con l’aspetto visivo, gustativo, olfattivo e tattile del cibo. Rousseau scriveva: “all’inizio della vita, quando la memoria e l’immaginazione sono ancora inattive, il bambino è attento solo a ciò che colpisce immediatamente i suoi sensi; costituendo le sensazioni il primo materiale delle  sue conoscenze, offrirgliele in un ordine  adeguato significa preparare la sua memoria  a fornire un giorno nello stesso ordine  al suo intelletto” [v]. Alla scuola dell’infanzia il bambino amplia il proprio mondo gustativo e fa nuove esperienze sensoriali, supera eventuali diffidenze e accoglie meglio nuove proposte alimentari.

La nostra scuola dell’infanzia è ormai abitata da bambini nati da famiglie italiane e da altri provenienti da tutte le parti del mondo, che seguono i genitori o gli adulti di riferimento nelle migrazioni fra città e fra paesi. Il rapporto educativo che si sviluppa è sempre più complesso e con forti implicazioni di tipo cognitivo e affettivo, sociale e relazionale. In questo ambiente è importante che vengano curati la dimensione linguistico-comunicativa e gli aspetti legati ai valori, ai comportamenti e agli stili di vita[vi]. Mariangela Giusti propone il modello della comprensione dialogica. Il dialogo come interpretazione continua e la  sospensione del giudizio sono alcuni dei concetti suggeriti per tracciare gli aspetti teorici e operativi dell'educazione interculturale.

Riconoscere l'alimento

Attraverso l’approccio con i vari cibi i bambini imparano ad assumere consapevolezza dell’importanza di una corretta alimentazione, imparano a consumare i cibi in quantità giusta. I bambini stessi potranno toccare assaggiare e manipolare la consistenza dei cibi (liquido, solido, denso) presentati di volta in volta sotto la mediazione dell’adulto di riferimento. Si osserva attraverso i sensi, si conoscono le parti del corpo e si prende consapevolezza del viaggio del cibo nel nostro corpo. Si scoprono e conoscono alimenti diversi attraverso i sensi, mostrando curiosità nei confronti dei cibi e distinguendone i quattro sapori fondamentali (dolce, salato, aspro, amaro), motivando anche i propri gusti.

Il cibo diventa quindi una scoperta, una fonte di saper fare giocando, cooperando e ricercando, sulla base di una didattica flessibile dove viene privilegiata l’esperienza attiva del bambino, riconoscendone la personalità nella sua unicità e diversità.

E’ importante che il cibo abiti in tutti gli spazi e luoghi della scuola permettendo al bambino di viverlo intensamente sotto ogni aspetto: manipolativo, pittorico simbolico (casetta con alimenti gioco), creativo (ritaglio e incollatura), fantastico (libri stimolo in biblioteca, memorizzare canzoni, poesie e filastrocche), logico matematico (puzzle, domino, memory), e nello spazio esterno (orto, giardino).

“I giuochi froebeliani sono già mezzo validissimo per la educazione dei sensi, perché offrono all’attività pratica del bambino un mezzo che richiama la sua attenzione sulle proprietà della materia di cui si serve e  sulle qualità degli oggetti. Tutta la esercitazione dei sensi  deve in principio assumere la forma di gioco, perché,  rispondendo così alla inclinazione e alla più spontanea  forma di attività del bambino, contribuisce a migliorare  effettivamente quelle attività mentali che si vogliono sviluppare”[vii].

La globalità dei linguaggi è presente in tutti i campi di esperienza e offre ai bambini opportunità di gioco e di dialogo, cattura idee, segreti, invenzioni, storie, sempre al fine di ampliare la loro immaginazione. I bambini partendo dalla interpretazione dei simboli, imparano a denominare e riconoscere i diversi cibi, accettano e provano ad assaggiare cibi diversi, effettuano ipotesi passando poi alla sperimentazione e successivamente alla simbolizzazione del vissuto attraverso attività manipolative e grafico pittoriche. Maria Montessori affermava che “anche nel campo pedagogico il metodo naturalistico dovrà condurci allo studio dei soggetti, alla loro descrizione individuale al loro raggruppamento sulla base di caratteri comuni”[viii].  Attraverso giochi, racconti, semplici esperimenti, percorsi immaginari si accompagneranno i bambini a conoscere le caratteristiche dell’alimentazione ed i vari percorsi didattici ad essa legati. Il pensiero magico convive con le esperienze sensoriali e la percezione della differenza diventa un valore ed una risorsa.

La scuola dell’infanzia, riconosciuta come scuola dell’ascolto e dell’accoglienza, rappresenta un luogo di narrazioni, di memoria e di ricordi. La narrazione diviene metodologia, un dispositivo che fa da sfondo per ricostruire e riordinare esperienze ed eventi legati  proprie abitudini alimentari. Raccontare storie è un modo per i bambini di creare significati, di aprirsi al nuovo, di attivare dialoghi e relazioni, di dare forma a mondi possibili. Le storie aiutano adulti e bambini a riscoprire e rigenerare il gusto dell’ascolto e il piacere del narrare, per ridare senso alle esperienze vissute. La narrazione in seguito alle esperienze didattiche, è un momento di condivisione importante da cui partire per parlare con i bambini, per aiutarli a verbalizzare i sentimenti, per attraversare la realtà e la fantasia, per incontrare la vita e la cultura, per conoscere e per interpretare quello che ci circonda. Il bambino in età prescolare ha bisogno di maturare e rafforzare la propria identità e tale conquista avviene gradualmente anche attraverso la soddisfazione di alcuni bisogni fondamentali come il bisogno di sicurezza e di affettività, la conquista dell'autonomia, il bisogno di esplorare, scoprire, conoscere, capire e dare senso alle proprie esperienze.


Aspettative

I percorsi didattici narrativi ed i laboratori visivi, tattili e gustativi riguardo gli alimenti, si propongono di promuovere nei bambini la capacità di comprendere che l’alimentazione non ha solo lo scopo di soddisfare un bisogno concreto come quello di nutrirsi, ma costituisce per ogni popolo un criterio d’identità perché è una forma di comunicazione, un momento di scambio di prodotti, di usanze, di storia, di cultura ed  un insieme di simboli religiosi, familiari, sociali e politici. Il cibo può essere un elemento di facile approccio che non solo accomuna e incuriosisce, ma permette anche di sviluppare attività a vario livello e di coinvolgere anche le famiglie.  L’intenzionalità interculturale è finalizzata a creare un confronto con l’altro attraverso la valorizzazione di somiglianze e differenze. I diversi riferimenti culturali sono resi avvicinabili e comprensibili ai bambini attraverso la ricerca di favole, cibi e giochi che hanno permesso la realizzazione di attività e laboratori esperienziali all’interno dei quali i bambini hanno lavorato e giocato insieme sul processo dell’alimentazione. Queste esperienze sono rivolte all’ascolto e all’accoglienza di specificità legate alla personalità, alla quotidianità e alla storia di ogni singolo bambino. L’attenzione pedagogica in ambito interculturale continua ad essere presente nella scuola dell’infanzia per trasformare, innovare o adattare l’agire educativo ad una realtà in continuo cambiamento.  La riflessione per un percorso di Educazione Alimentare Interculturale per bambini della scuola dell’infanzia, è stata realizzata a partire dall’individuazione di un contenuto prevalente, come il concetto di cibo e di alimentazione, sviluppato in ottica interculturale. Tale esperienza ha prodotto inoltre interesse riguardante anche il concetto di cultura individuando aspetti, modalità, usi e costumi che caratterizzano non solo la cultura dell’altro, ma anche la propria. Ogni esperienza è caratterizzata da sfumature, da particolari centri di interessi e differenti livelli di complessità.

Conclusioni

Il concetto di differenza, pur presente e forte nel tema dell’identità, diventa il contenuto centrale di un singolo percorso e permette di sviluppare un modo interessante di intendere la progettazione interculturale. Volendo sottolineare le differenze presenti, tra i diversi alimenti, offre l’opportunità ai bambini di scoprire molteplici modi di osservare le cose che ci circondano. In tal modo l’intenzionalità interculturale si realizza nel tentativo di leggere la realtà da punti di vista differenti, creando un decentramento attraverso la curiosità e l’apertura verso il nuovo. I servizi scolastici ed educativi rappresentano sempre più dei luoghi di incontro tra famiglie. Il tentativo di costruire tra genitori ed insegnanti una rete sociale, facilita la conoscenza reciproca e il confronto tra pratiche di cura e modelli educativi familiari differenti.


Riferimenti Bibliografici

Bauman Z., (2001). Dentro la globalizzazione: le conseguenze sulle persone. Roma-Bari: Laterza.

Bauman Z., (2002). Modernità liquida. Roma-Bari: Laterza.

Bauman Z., (2005). Globalizzazione e glocalizzazione. Roma: Armando Editore.

Bocciolesi E., Bovi O., (2010). Dall’arte al cervello. Profili di un percorso interpretativo fra sinestesie ed emozioni. Perugia: Morlacchi University Press.

Fröbel F., (1826). L'Educazione dell'uomo. Libreria Editrice Canova.

Giusti M. (2015). Forme, azioni, suoni per il diritto all’educazione. Milano: Guerini.

Giusti M., (2012). L'educazione interculturale nella scuola. Milano: Rizzoli.

Linee Guida MIUR 2015 Per l’Educazione Alimentare (2015). Milano.

Montessori M., (1910). Antropologia pedagogica. Milano: Vallardi.

Morin E., Bocchi G., Ceruti M. (1985). Le vie della complessità. Milano: Feltrinelli.

Rousseau J.J., (2007). Emilio o Dell'educazione. Oscar Milano: Mondatori.

 



[i] Programma “Guadagnare Salute” (cfr. Protocollo d’Intesa tra il Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione del 05.01.2007)

International Union for Health Promotion and Education - IUHPE (cfr. “Verso una Scuola che promuove Salute: Linee Guida per la

Promozione della Salute nelle Scuole”, 2^ ver., 2009)

Schools for Health in Europe Network - SHE (cfr. “Risoluzione di Vilnius, 2009: Migliorare le Scuole attraverso la Salute”)

Linee Guida MIUR 2015 per l’Educazione Alimentare  Milano 2015

[ii] Bauman Z., Dentro la globalizzazione: le conseguenze sulle persone, Laterza, Roma-Bari, 2001

Bauman Z., Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari. 2002

Bauman Z., Globalizzazione e glocalizzazione, Armando Editore, 2005

[iii] Morin E., in G.Bocchi, M.Ceruti (a cura di), Le vie della complessità, Feltrinelli, Milano 1985

[iv] Enrico Bocciolesi, Ornella Bovi, Dall’arte al cervello. Profili di un percorso interpretativo fra sinestesie ed emozioni, Morlacchi 2010

[v] J. J. Rousseau,. Emilio o. Dell'educazione tr. it., Oscar Mondadori,. Milano
2007

[vi] M.Giusti (a cura di), Forme, azioni, suoni per il diritto all’educazione, Milano, Guerini, 2015

M.Giusti, L'educazione interculturale nella scuola, Rizzoli Etas, 2012

[vii] Fröbel, L'Educazione dell'uomo, 1826

[viii] M. Montessori, Antropologia pedagogica, 1910

 

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